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L'arte non ha genere


di Nedo Bombace - IV liceo a. s. 2025/2026         


(Racconto ispirato alla figura di Rosa Bonheur)



Mi ricordo ancora il rumore dei cavalli sui sampietrini. Tac. Tac. Tac.  E il suono delle ruote della carrozza sulla pietra. Si sentiva anche il colpo leggero delle fruste nell’aria.


Io ero nel mio atelier, tranquilla, e stavo dipingendo. Stavo finendo uno dei miei quadri più grandi: un cervo enorme, in mezzo alla foresta. Era quasi completo, mancavano solo alcuni dettagli tra gli alberi.


Indossavo la mia solita camicia usata come blusa, tutta sporca di pittura, piena di rughe, e i miei pantaloni, pieni di macchie e anche di fango. Portavo i pantaloni perché erano più comodi. Tra gli animali, nella terra, nelle stalle, le gonne si sporcavano subito e mi impedivano di muovermi bene.


Per poterli indossare avevo perfino dovuto chiedere un permesso alla polizia. Un’autorizzazione ufficiale per mettere dei pantaloni. È assurdo, ma era così.

All’improvviso di colpo la porta si aprì. Entrò Nathalie, e disse:


«Rosa! Rosa! L’imperatrice! È qui! Muoviti, cambiati subito!»


Mi guardai sporca, piena di colori. Non potevo mica presentarmi in quelle condizioni mi dissi. Quando dovevo presentarmi a qualcuno di importante, mettevo sempre la gonna. Non perché non credessi nei pantaloni, ma perché non volevo che parlassero più di quello che della mia arte. 


Così mi tolsi subito i pantaloni, presi la prima gonna che trovai, cambiai camicia e mi preparai.


Quando l’imperatrice entrò nel mio atelier, guardò tutto con molta attenzione. 

C’era un silenzio rimbombante, piano piano girava nella stanza ad un tratto si fermò davanti al mio grande cervo. Rimase li per qualche secondo, in silenzio.

E Poi disse, proprio così:


«Si sente la terra, la natura, sembra di essere in foresta, magnifico!»


Quelle  poche parole mi toccarono.

Qualche giorno dopo mi invitò a Fontainebleau. Pensavo che quello fosse già un momento importante del mio percorso.  Ma non era ancora il vero cambiamento.

Il 10 giugno 1865 sorpresa mente tornò. Questa volta aveva una scatolina rossa tra le mani. Ero sorpresa e confusa.


Di colpo, lo aprì.

Dentro c’era la Légion d’Honneur. Vi rendete conto che ero la prima ARTISTA DONNA. Usci dalla scatolina questa medaglia, si avvicinò lentamente mi presi la mano e me la misi sul petto. 

Poi si avvicinò, e mi guardò fissamente negli occhi, dicendomi,


«Ricordati Rosa l’ARTE NON HA GENERE»


In quel momento ero emozionata, ma forse non capii tutto subito. Solo dopo realizzai che il valore non era solo in quel pezzo di metallo. Era in quelle parole, quello sguardo, Nel fatto che qualcuno avesse detto ad alta voce che il talento non dipende dall’essere uomo o donna.


Quando la carrozza se ne andò, tornai nel mio atelier. Mi tolsi la gonna. Rimisi i pantaloni senza esitazione, sicura e orgogliosa.


Il mio cervo era ancora li, incompiuto, mi chiamava con occhi grandi, con le corna aperte tra gli alberi. La foresta intorno era scura, verde, profonda, quasi viva.

Avevo ricevuto la Légion d’Honneur.Ma non avevo smesso di essere quella ragazza che preferiva il fango alle gonne.


Le medaglie brillano. Gli animali respirano.

E io in tutto questo amare amaro ho sempre saputo qual era  il posto in cui mi sentivo davvero a casa.



Rosa Bonheur (1822-1899)




 
 
 

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