E se Jean-Martin Charcot avesse influenzato Egon Schiele?
- Eugénie Garcia
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di Eugénie Garcia - IV liceo a. s. 2025/2026

Alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento in Europa emerge un clima culturale molto particolare, caratterizzato da una crescente crisi dell’identità individuale e da una forte attenzione verso l’interiorità dell’essere umano. L’uomo non viene più visto come una figura stabile e razionale, come pensava la cultura positivista dell’Ottocento, ma come un individuo complesso, attraversato da conflitti interiori e da pulsioni inconsce.
In questo contesto assume un ruolo fondamentale lo psicoanalista austriaco Sigmund Freud. Nel 1900 pubblica il suo libro più famoso, L’interpretazione dei sogni, un’opera rivoluzionaria che introduce l’idea che molti aspetti della nostra mente siano inconsci, cioè nascosti alla nostra coscienza. Secondo Freud, i sogni, gli errori quotidiani e certi comportamenti apparentemente casuali rivelano desideri profondi e pulsioni che non controlliamo pienamente.
L’anno successivo Freud pubblica un altro testo importante, Psicopatologia della vita quotidiana, nel quale analizza fenomeni comuni come lapsus, dimenticanze o piccoli errori. Questi eventi, che sembrano insignificanti, diventano invece per lui indizi dell’attività dell’inconscio.
Nel 1903 Freud inizia anche a riunire attorno a sé i primi allievi, dando origine al movimento della psicoanalisi, che influenzerà profondamente non solo la medicina ma anche la filosofia, la letteratura e le arti.
In quegli stessi anni emerge anche la figura del giovane filosofo Otto Weininger, che pubblica il libro Sesso e carattere, dedicato allo studio delle differenze psicologiche tra maschile e femminile e alla teoria della bisessualità psicofisica. Poco dopo la pubblicazione dell’opera, Weininger si suicida a soli ventitré anni, diventando una figura simbolica del clima inquieto e tormentato della cultura europea di quegli anni.
La città che più rappresenta questo clima culturale è Vienna, capitale dell’Impero austro-ungarico, che intorno al 1900 diventa uno straordinario centro di innovazione artistica e intellettuale. In questo ambiente operano figure importanti come il compositore Gustav Mahler, gli scrittori Karl Kraus e Robert Musil e gli architetti Otto Wagner, Josef Hoffmann e Adolf Loos.
Uno degli aspetti più interessanti di questo periodo è il dialogo continuo tra discipline diverse. Scienziati, medici, artisti e scrittori si influenzano reciprocamente e le nuove scoperte scientifiche iniziano a cambiare anche il modo in cui gli artisti rappresentano l’essere umano.
In particolare, la ritrattistica viene influenzata dagli studi sulla mente e sul comportamento umano. Gli artisti non vogliono più rappresentare solo l’aspetto esteriore di una persona, ma cercano di mostrare la sua interiorità, il carattere e gli stati psicologici.
Una figura fondamentale in questo campo è il neurologo francese Jean-Martin Charcot, professore di neurologia alla Salpêtrière di Parigi a partire dal 1882. Charcot si dedica allo studio dell’isteria, una malattia che fino a quel momento veniva spesso considerata una semplice simulazione o addirittura una forma di teatralità.
Attraverso l’ipnosi, Charcot riesce a provocare crisi isteriche e paralisi sia negli uomini sia nelle donne, dimostrando che si tratta di una patologia reale. Tuttavia, egli interpreta questi fenomeni soprattutto come manifestazioni fisiche osservabili, attribuendo grande importanza all’osservazione visiva.
Per questo motivo introduce nella ricerca medica uno strumento innovativo: la fotografia. Charcot fotografa i pazienti durante le crisi isteriche per documentare le diverse fasi della malattia. In questo modo crea una sorta di atlante visivo delle patologie nervose.
L’obiettivo di Charcot è creare una sorta di atlante fotografico delle malattie mentali, dove ogni immagine rappresenta una specifica fase della patologia. L’occhio del medico diventa quindi lo strumento principale della diagnosi.
Queste ricerche vengono pubblicate in opere come Iconographie de la Salpêtrière e nella rivista scientifica Nouvelle Iconographie de la Salpêtrière, che si diffondono rapidamente negli ospedali e nelle biblioteche europee.
Questa ricerca porta alla pubblicazione, nel 1887, del libro Les démoniaques dans l’art. In quest’opera gli autori analizzano immagini artistiche dal Medioevo in poi e mostrano come molti casi che oggi definiremmo isteria fossero un tempo interpretati come possessioni demoniache.
Parallelamente, anche in Austria si sviluppano importanti studi nel campo della psichiatria. Lo psichiatra Richard von Krafft-Ebing pubblica nel 1885 il libro Psychopathia Sexualis, uno dei primi testi dedicati allo studio scientifico dei comportamenti sessuali. In quest’opera vengono analizzate diverse forme di comportamento considerate patologiche e viene sottolineata l’importanza degli istinti sessuali nella vita psicologica dell’individuo, un’idea che sarà poi centrale nella psicoanalisi freudiana.
Questi studi contribuiscono a stimolare una grande riforma del sistema psichiatrico austriaco, che porta alla costruzione, nel 1907, del nuovo ospedale psichiatrico di Vienna, chiamato Steinhof.
Le fotografie realizzate negli ospedali psichiatrici non influenzano solo la medicina, ma anche l’arte. Esse mostrano, infatti, una straordinaria varietà di espressioni del volto e del corpo umano, rivelando una gamma di emozioni molto più ampia di quanto si pensasse.
Confronto tra Charcot e i dipinti di Egon Schiele
Lo storico dell’arte Klaus Albrecht Schröder è stato il primo studioso a ipotizzare che le riviste fotografiche dedicate ai disturbi nervosi potessero essere una delle fonti di ispirazione per l’artista Egon Schiele. Per dimostrarlo, Schröder mette a confronto una serie di fotografie scattate negli ospedali psichiatrici con alcune opere di Schiele. In particolare analizza immagini tratte dall’atlante scientifico pubblicato dal neurologo Jean-Martin Charcot.

Queste immagini avrebbero fornito all’artista un nuovo vocabolario del corpo, fatto di posture insolite, movimenti contorti e gesti estremamente espressivi. In questo modo nasce una sorta di iconografia patologica, in cui il corpo umano diventa il luogo in cui si manifestano tensioni psicologiche, sofferenza e instabilità.
Nei suoi dipinti, Schiele rappresenta infatti corpi deformati, contorti e spesso isolati nello spazio. Questa rappresentazione rompe con l’idea tradizionale di bellezza, che era ancora molto importante per artisti come Gustav Klimt e per il movimento artistico presente a Vienna.
Mentre Klimt e i suoi seguaci cercano armonia, eleganza e decorazione, Schiele introduce invece il brutto, il disturbante e persino l’osceno. Il suo lavoro rappresenta quindi una forte contrapposizione estetica rispetto all’arte raffinata e decorativa tipica della Vienna di inizio Novecento.

È importante sottolineare che Schiele non soffriva realmente di convulsioni isteriche. Tuttavia, è molto probabile che abbia tratto ispirazione dalle fotografie contenute negli atlanti medici come Iconographie de la Salpêtrière e nella rivista Nouvelle Iconographie de la Salpêtrière. Attraverso queste immagini egli sviluppa un’estetica completamente nuova, in cui il corpo diventa il mezzo principale per esprimere angoscia, fragilità e conflitti interiori.
Nei ritratti e soprattutto negli autoritratti di Schiele, il corpo appare spesso isolato e completamente esposto. L’artista elimina quasi ogni riferimento allo spazio circostante: lo sfondo viene ridotto a una superficie monocroma, neutra, che non offre alcun sostegno visivo alla figura.

Questo articolo nasce dopo un approfondimento svolto in classe durante le lezioni di storia dell’arte e dopo la lettura dell’ articolo : Egon Schiele la rappresentazione della patologia
Altre fonti:
clinique-des-maladies-du-systeme-nerveux?offset=10
https://patrimoine.sorbonne-universite.fr/medias/d5/a8/36/14/d5a83614-8514-4ed9-9a66-
74d1b83fdebb/files/CS_000012_012_pdf.pdf
https://reseau-mirabel.info/revue/16752/Nouvelle-iconographie-de-la-Salpetriere
https://storymaps.arcgis.com/stories/66c8262bd059404090828a601c4e4bc0
https://numerabilis.u-paris.fr/medica/banque-images/index.php?tout=charcot&p=1



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